IL PIANO DI LAVORO: QUARZO

Un materiale molto valido e con un ottimo rapporto qualità/prezzo (dove per qualità si intende la resistenza e la facilità di manutenzione) è il quarzo sintetico, o ricomposto, o agglomerato che dir si voglia.

Composto da una miscela di polveri di quarzo (appunto) e granito legate da resina (in percentuale variabile a seconda del produttore), offre una durezza persino superiore al granito e più bassa porosità; tuttavia la parte di resina “soffre” il calore, nel senso che bisogna evitare di appoggiare le pentole prese dal forno o dai fuochi direttamente sul piano, senza una adeguata protezione.

Altrimenti cosa succede? Rimane una macchia scura che non va più via (avete presente il ferro da stiro dimenticato sulla camicia?).

Stiamo sempre parlando di limiti teorici, nel senso che effettivamente il quarzo sintetico non regge le alte temperature, tuttavia pressoché ognuno di noi utilizza un sottopentola quando appoggia stoviglie calde sul piano o su un tavolo. No? Insomma, per dirla tutta il problema della resistenza al calore è stato sollevato da esperti di marketing nel promuovere l’utilizzo del grès ceramico – che invece non teme le alte temperature (ma ha altri limiti).

All’epoca del lancio sul mercato dell’agglomerato di quarzo, il punto cruciale era spiegare cosa offriva in più rispetto alle pietre naturali: il grido di battaglia, dunque, è stato “più resistente (per la componente legante della resina)” e “più igienico e antibatterico (perché meno poroso)” rispetto al granito – suo diretto competitor.

Questo non ha mai significato che la pietra naturale non lo fosse… ma la potenza del marketing è questa: spostare la percezione che si ha di una cosa, a favore di quanto sto vendendo.

Quindi ci sono diversi punti da considerare nello scegliere uno o l’altro materiale, sposando una scelta invece di un’altra a seconda delle proprie esigenze e priorità, rimanendo tuttavia consapevoli che nulla è vero in assoluto.

Qualunque materiale ha dei limiti, più o meno evidenziati a seconda che il venditore abbia convenienza a piazzarvi un prodotto invece che un altro o, nella migliore delle ipotesi, che vi stia ascoltando e quindi suggerendo la scelta per voi migliore (dandovi tutti i chiarimenti del caso).

Insomma, ogni materiale ha le proprie specificità, che a voi devono interessare in relazione all’uso che ne fate ed al budget che avete a disposizione: tornando all’agglomerato di quarzo, ormai viene offerto a prezzi davvero competitivi (al costo del laminato).

E l’estetica? In generale, bella.

Da evitare secondo me le varianti imitazione marmo, perché si capisce al primo sguardo che non lo sono!

Botticino, che mi fa subito effetto plastica.

Poi andarci piano con le varianti con i macrocristalli… a meno che non siate rigorosissimi:

“Nero notte stellata” di Silestone, e pure lucidato. Se deve brillare, che brilli.

Rosso Monza sempre di Silestone; attenzione che il rosso diventa banale in un attimo, se cercate di spegnerlo con il bianco o il grigio.

Esistono sul mercato bellissime tonalità uniformi di quarzo agglomerato – che è poi il motivo che spinge la maggior parte delle persone a scegliere qualcosa di diverso dalla pietra naturale. In effetti una possibilità in più che il quarzo offre, rispetto agli altri materiali, è quella di osare con colori forti: la parola d’ordine però deve essere COLOR BLOCK, ovvero siate sfrontati! Non cercate di mitigare la botta di colore con toni neutri sulle ante, come il bianco o il grigio: fa subito mestizia.

Progetto capolavoro, merita un approfondimento

 

Il top cucina non è un accessorio (come la borsa, gli occhiali o le scarpe nella moda): è comunque sempre protagonista, l’avrete sotto agli occhi (e alle mani) tutti i giorni. Se osate con il colore dovete farne un punto imprescindibile del progetto, altrimenti restate su colori meno decisi (c’è un mondo infinito di tortora, grigi, bianchi, avorio etc): è comunque possibile divertirsi!

Kitchen Craken di Stone Italiana, ricavato spaccando lastre di agglomerato e ricomponendole (ispirazione Kintsugi)

Il quarzo agglomerato è composto in massa, ovvero vedo la stessa texture sullo spessore (non ho cambi di tonalità tra piani ortogonali della stessa lastra), e la componente di resina lo rende facilmente lavorabile: se avete occhio per i dettagli, vedrete la precisione assoluta delle giunture e dei bordi bisellati (bordi che sono molto resistenti e non si sbeccano accidentalmente come invece capita con il grès ceramico).

Lavello integrato: da notare il gocciolatoio lucidato su superficie opaca. Doppia vasca moderna.
Pearl breeze di Santa Margherita

E’ inoltre possibile decidere la finitura superficiale della lastra di agglomerato di quarzo, che può essere lucidata:

oppure levigata opaca (scelta molto apprezzata, più raffinata esteticamente):

… senza contare una serie di finiture materiche che danno al quarzo sintetico l’effetto pietra grezza (ma qui, di nuovo, la coerenza paga: un materiale industriale che ne imita uno naturale non convince. L’esempio più eclatante sono i pavimenti in grès effetto legno, ce ne sono di bellissimi ormai, ma restano sempre un esercizio: sono freddi come piastrelle, altro che calore del legno. La parte sensoriale – oltre a quella visiva – è fondamentale negli interni, in quanto spazi da vivere quotidianamente.)

Effetto fiammato. I fuochi Pitt Danau con le griglie in ghisa a contatto diretto, meglio sul grès però.
Fiammato bocciardato. Come un granito nero Zimbabwe (ma meno resistente al calore…)

Quindi, per chi preferisce un’estetica uniforme e senza venature, ma non vuole accontentarsi del laminato, l’agglomerato di quarzo è un’ alternativa molto valida che consente di nobilitare la cucina più semplice, senza tuttavia alzare il prezzo in modo significativo.

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