LA CUCINA SENZA PENSILI

La cucina è uno spazio molto denso, nel senso che in pochi metri quadri c’è una concentrazione di mobili che in nessuna altra stanza della casa.

Anche per questo motivo il colore che va comunque per la maggiore (nonostante da diversi anni ormai vengano proposte alternative diverse, sui toni dei grigi, tortora e beige) rimane il bianco: forse perché l’idea del colore, per quanto neutro, considerando lo sviluppo dei mobili anche in altezza, spaventa.

Se deve essere bianco, che sia total white.

Addirittura, ci sono proposte dalla tecnologia avanzata dove le ante vengono realizzate con pannelli di alveolare di allumino rivestite (laminate, laccate o impiallacciate, le finiture possibili sono moltissime), il che consente di arrivare a 270 cm di altezza con una anta unica: senza tagli o sopracolonne.

Disegno tecnico del pannello Alucomb rivestito
Anta unica da terra a soffitto, fino a quasi 3 metri di altezza.

Sta prendendo piede, tuttavia, una sorta di minimalismo dei volumi, per cui in cucina ho solamente le basi con il piano di lavoro, senza pensili.

Perdonate la digressione, ma è il momento di una piccola lezione di terminologia:

  • BASI sono i contenitori a terra, su cui si appoggia il piano di lavoro
  • PENSILI sono i contenitori appesi a muro, di profondità ridotta (no, non hanno la stessa profondità delle basi, e il motivo è che, se l’avessero, ci sbattereste la fronte ogni volta che vi chinate sul piano di lavoro)
  • COLONNE sono i contenitori di altezza 200>240 cm ed oltre, dove generalmente ho incassato il frigorifero, il forno con sopra il microonde a vista o semplicemente un’ampia dispensa (magari con un bel Led interno a illuminare)
Ricordatevi sempre che i dettagli fanno la differenza!

Passatemi l’eccesso di puntiglio, ma spesso è difficile comunicare con i clienti che parlano genericamente di “mobiletti”.

Non sto a raccontarvi la confusione che nasce, quando spiego che si può avere la struttura (l’interno del mobile) in diversi colori, oltre che le ante in innumerevoli opzioni, rendendo così possibile la scelta di finiture diverse tra basi, pensili e colonne – cioè tra “il sotto” e “il sopra” della stessa cucina. No che non viene un pasticcio! Se vi lasciate seguire da un professionista, avrete la possibilità di giocare con texture e materiali, a tono o in contrasto, facendo – per esempio – di una economicissima cucinetta in laminato un  piccolo capolavoro di raffinatezza, senza dovervi accontentare per forza del bianco “che va sempre bene”.

Coraggio!

Quindi, se non avete necessità di contenimento elevato (perché la cucina, ricordiamocelo, parte da vostre specifiche necessità in termini di funzioni e performance, e solo dopo diventa una questione di design), la soluzione senza pensili vi da quel senso di leggerezza “giapponese”, pulizia ed ordine che io personalmente apprezzo molto.

Qui evidentemente la richiesta era quella di una cappa potente in una cucina piccola: scelta splendida quella di lasciarla da sola ed enfatizzarla con il colore.
Brutale, estrema, perfetta.
Nero pitch black, scelta coraggiosa… e l’audacia paga sempre.
Bella l’idea di riprendere il colore del top sulla parete!

La scelta di una cucina senza pensili, inoltre, potrebbe essere anche semplicemente una questione di budget: perché riempire necessariamente una parete intera di mobili, quando sto pensando ad una cucina per una seconda casa o per un appartamento da affittare?

Con i pensili sarebbe sembrata un armadio! Less is more.
Essenziale.

Esiste un’altra situazione dove i pensili non trovano spazio: nelle cucine con piani sotto finestra, tipicamente british, soprattutto se centro il lavello sotto il serramento: del resto, perché lavorare guardando un muro, quando ho una vista?

…avete un giardino?
Kitchen with a view (e che view!)

Tolti i pensili, quindi, vale la pena enfatizzare il piano di lavoro e completarlo con un bello schienale a muro (gli inglesi lo chiamano backsplash, una di quelle loro parole così perfettamente ovvie!), da terminare possibilmente con una mensola superiore a chiudere la composizione, per aumentare la funzionalità e soprattutto coprire lo spessore a vista della lastra di pietra.

Quel verde di sfondo che esalta la venatura del marmo. Applausi.
Mi raccomando: il set di pentole coordinato con il pomodoro pachino.
Textures e colore bilanciati perfettamente. Quasi quasi quel tagliere perfettamente in tinta mi da fastidio.

Personalmente sono una appassionata delle pietre naturali, che consiglio sempre a patto che vi piacciano le venature e l’estetica ricca e variegata di marmi, graniti e pietre; dal punto di vista della resistenza, pochi materiali sono più duri, tant’è che, per esempio, i macellai toscani battono tagliano e lavorano la carne direttamente sul Carrara, senza romperlo. Ci sono altre considerazioni da fare, ma non è questo il post dedicato (arriverà, prometto).

Lo styling orrido non riesce comunque a rovinarne la bellezza.

Se invece preferite un aspetto uniforme e un look “colour block”, ci sono diverse opzioni di cui avrete sicuramente già sentito parlare, come i quarzi sintetici (Okite, Silestone, Santa Margherita per esempio) oppure grès ceramici di produzione Laminam, Florim, Neolith, Cosentino e altri.

Riguardo al materiale del top dedicherò post specifici (non ne basta uno), perché l’argomento è veramente vasto e vale la pena approfondirlo.

Per concludere, cucina senza pensili promossa a pieni voti, a patto naturalmente che non siate accumulatori seriali.

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2 Responses

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