LAVASTOVIGLIE SOSPESE A CASSETTO

Uno dei più grandi fastidi quando si progetta una cucina è la lavastoviglie con i relativi attacchi, in una posizione più o meno obbligata di fianco al lavello.

In un contesto dove la tendenza in cucina è alleggerire e liberare spazio, l’obbligo di avere un modulo a terra da 60cm di larghezza è un primo intoppo.

Mentre la base lavello, però, può essere sospesa a parete scegliendo una soluzione a cestoni sagomati a U (per il passaggio dei tubi nella zona centrale), la lavastoviglie tradizionale poggia a terra, rompendo le uova nel paniere a qualsiasi idea di cucina sospesa – o su piedini alti, o su zoccolo arretrato – che richiami un’idea di leggerezza.

Abbiamo visto nel tempo svariati tentativi di soluzione al problema, principalmente sono state proposte composizioni in linea, per metà sospese e per metà no:

In questo caso, per esempio, la zona lavaggio a terra viene bilanciata dalla zona forno sospesa e sviluppata in altezza
In questa soluzione, invece, la lavastoviglie è l’unica base a terra (con l’aiuto di pannelli di sostegno in vetro) a fare da contrappunto all’intera composizione.
Anche in questo caso la differenza di altezza tra le basi è il carattere principale della cucina, oltretutto enfatizzato dal cambio di angolazione: qui il progettista ha risolto in modo brillante la mancanza di spazio di lavoro sull’isola, recuperandolo con le basi sospese a muro.

Questi sono esempi dove il problema della lavastoviglie a terra è stato trattato più come una opportunità, realizzando un design molto funzionale e concettualmente lineare (alto/basso, pesante/leggero, a terra/sospeso).

In altri casi, invece, la questione viene risolta in modo meno convincente, cercando semplicemente di bypassare il problema lavastoviglie:

Spostandola all’interno di una zona colonne (nascosta da ante scorrevoli insieme agli altri elettrodomestici): una cucina di rappresentanza, non realmente utilizzabile quotidianamente, fatta per godere di un aperitivo mentre la colf prepara la cena nella pantry o scullery, ovvero la cucina “vera”.

 

Mantenendo la lavastoviglie tradizionale in un gruppo di basi a terra, per poi “liberare” una seconda zona di basi sospese dove, però, la differenza di quota tra le due è cosi poco marcata da far pensare, allora, che valesse più la pena lasciare tutto a terra guadagnando in contenimento.

 

Questa soluzione di avere le basi ad altezze diverse di pochi centimetri, è invece molto valida “al contrario”: ovvero, con tutte basi a terra, usarne alcune più basse (da 60cm invece che 72, per esempio) per consentire di avere una penisola di appoggio ad altezza tavolo, utilizzabile con normali sedie invece che sgabelli.

 

Dal punto di vista stilistico, in questi ultimi anni oltretutto ha preso piede la cucina senza maniglie (con ante apribili tramite una gola orizzontale o verticale), a sottolineare una linearità e pulizia di immagine molto apprezzata: se non fosse che lo sviluppo orizzontale delle basi con cassetti e cestoni, viene brutalmente interrotto dall’anta unica della lavastoviglie.

E’ importante allora studiare bene in fase di progetto dove posizionarla, cercando di risolvere in maniera intelligente l’alternarsi di cestoni, cassetti e ante.

Per ovviare a questo inconveniente, quasi tutte le aziende propongono a listino un “kit lavastoviglie”, ovvero un’anta unica composta da due pannelli tagliati orizzontalmente da una finta gola, come fossero due cestoni.

Ma é pur sempre un fake! Capita spesso, in show-room, di cercare si aprire quello che si suppone sia un cassetto… ma è la parte inferiore (fissa) dell’anta della lavastoviglie.

Piccolo suggerimento: se é la base adiacente al lavello, al 99% si tratta di lavastoviglie

Questo lo stato dell’arte prima che qualcuno pensasse di produrre lavastoviglie a cassetto: come quelle dei bar, avete presente?

Inizialmente proposte dagli americani (Fisher&Paykel, KitchenAid), le “dishdrawers” avevano però un numero limitato di coperti (6/8 al massimo) e una capienza ridotta in termini di stoviglie di grandi dimensioni.

Però erano (sono, perché tutt’ora in commercio) perfettamente integrabili in una base da 60 con due cestoni: quindi ideali per cucine piccole, studiate per persone con pochi piatti da lavare.

La dishdrawer da 60 centimetri (Fisher&Paykel)

Giá qui si é raggiunto, secondo me, un livello soddisfacente come alternativa alla lavastoviglie tradizionale da 60 con anta a ribalta: perché, in molti casi, i 12 coperti sono persino troppi per l’uso quotidiano, tant’è che si accumulano le stoviglie sporche durante il giorno (colazione, pranzo veloce, merenda), e si aspetta la sera per fare un unico lavaggio a pieno carico… spesso finendo, a fine giornata, per dover lavare  comunque a mano parte delle stoviglie che non ci sono state!

Forse non è male avere una lavastoviglie più piccola, che si riempia più velocemente e da far andare più spesso (con opzione lavaggi brevi) – per cui la versione a cassetto si presta molto bene.

O magari averne due! da fare andare alternativamente, eliminando tra l’altro la noiosissima incombenza di svuotare la lavastoviglie finito il lavaggio: lasci dentro piatti bicchieri e posate puliti, e da lì li prendi direttamente quando servono. Comprensibilmente però questo non vale per tutti (vista la spesa doppia).

Le aziende hanno quindi risolto la questione lavastoviglie sospesa proponendo versioni a cassetto di tutto rispetto in quanto a capacitá e performance: Smeg per esempio, conduce il trend presentando la lavastoviglie a cestone integrabile retro anta, sia in versione 60 che 90 centimetri di larghezza.

Il modello di Smeg da 90 cm

Vi preoccupate per il peso? Una base sospesa piena di piatti in ceramica e pentole non pesa tanto di meno, per cui a parte l’ovvia e dovuta cautela nei confronti di pareti in cartongesso, che necessitano di rinforzo specifico, è possibile progettare liberamente.

(Riguardo a questo, ormai sulle pareti in cartongesso debitamente preparate si installano i sanitari sospesi, quindi é fattibilissimo anche per la lavastoviglie – utilizzando il prodotto giusto).

Trovo meravigliosa questa possibilità della lavastoviglie sospesa, per diversi motivi:

1) Dal punto di vista estetico, possiamo finalmente progettare cucine aeree, leggere, eleganti, al pari di certe composizioni soggiorno; anzi, possiamo passare dalla cucina alla zona living utilizzando lo stesso identico stile! Perfetto per dare coerenza ad ambienti open space, con cucine affacciate sul living, senza dover rinunciare alla praticità della cucina.

2) Si può pensare ad una illuminazione d’effetto, inserendo barre led sottostanti le basi e  creando quindi una bella illuminazione d’ambiente;

3) Ergonomicamente, avere la lavastoviglie posizionata più in alto é più comodo (si  prenda ad esempio la “migrazione” dei forni: da sotto il piano cottura come era tipico fino a una ventina di anni fa, a mezza altezza nelle colonne dove vengono preferibilmente posizionati ora);

4) Dal punto di vista della manutenzione, avere basi sospese da terra di una trentina di centimetri consente una maggiore igiene: immaginate la facilità di pulizia, la comodità nel passare lo straccio proprio sotto a dove più si sporca la cucina, invece che sbattere contro uno zoccolo che di tanto in tanto va comunque tolto, per andare a pulire sotto le basi facendo lo slalom tra i piedini.

5) Da considerare anche il fatto che le case ora hanno il riscaldamento a terra, non più i radiatori, quindi la resa con basi sospese è migliore (vedi immagine sopra).

Ogni progetto cucina, naturalmente, ha caratteristiche diverse, e le soluzioni in risposta alle esigenze del Cliente sono molteplici.

Sapere che esistono alternative significativamente diverse (e altrettanto valide) rispetto alle soluzioni tradizionali, però, consente al progettista di sviluppare il design migliore per la vostra cucina, sia dal punto di vista estetico, che funzionale.

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